[05-09-10]   Messina, avvio nel silenzio

Una squadra in cantiere sfida la forte Valle Grecanica
Finalmente si gioca. Oggi, alle 16, in un San Filippo desolatamente chiuso al pubblico, l'Acr Messina scende in campo per la prima di campionato, contro la Valle Grecanica. È, ancora una volta, un esordio ben diverso da quanto si attendevano i tifosi giallorossi, ma dopo aver trascorso l'ennesima estate fra polemiche, caos e rischio della seconda dichiarazione di fallimento in meno di tre anni, almeno è già qualcosa.
In città, più che la tipica attesa che precede ogni esordio, regna un clima di scetticismo nei confronti di una squadra messa in piedi in meno di una settimana, e non ancora completata. L'Acr di Manuele Domenicali oggi proverà a stupire tutti: con appena quattro allenamenti nelle gambe, una serie di giocatori visionati durante la settimana e qualche trattativa eccellente sfumata, l'undici che il nuovo tecnico giallorosso questo pomeriggio manderà in campo avrà come obiettivo quello di strappare finalmente un sorriso a una tifoseria sempre più depressa.
Messina ancora in costruzione un po' tutti i reparti: la difesa, oltre ai due portieri Esposito e Spataro, può al momento contare su D'Ambrosio, Bercella, Cannistraro e Ravidà; il centrocampo è il reparto numericamente più folto, con Marino, Marzocchi, D'Angelo, Di Renzo, Amico, Cucè e Ruggeri. In attacco, salutato Di Napoli, "fuggito" Perna (anche se la società ne aveva già annunciato l'ingaggio), mai veramente decollata la trattativa con Vegnaduzzo, a disposizione di Domenicali ci sono soltanto De Sena, Cocuzza e Biondo. Di fronte, l'Acr si troverà una squadra, la Valle Grecanica, già rodata e, soprattutto, ben organizzata, come già fatto vedere, sempre al San Filippo, nell'incontro di Coppa Italia di due settimane fa quando passeggiò vincendo per ben 6-0.
Quella partita, vinta dai calabresi con un tennistico 6-0 non fa testo, visto che nel momento di maggior caos della gestione Di Mascio-Chierichella, l'Acr Messina fu in grado soltanto di schierare quattordici ragazzini, messi in campo all'ultimo minuto da mister Cirino. La matricola Valle Grecanica, nata quest'anno dalla fusione di Melitese e Bagaladi, sembra aver le carte in regola per disputare un campionato senza eccessivi rischi. La società reggina ha messo a disposizione del tecnico Natale Iannì una squadra equilibrata in tutti i reparti, grazie anche agli ex giallorossi Oliva, Taverniti e Calabrò in difesa e Niscemi in attacco. I vari Mazzei, Cordiano, Tiscione, Borghetto e Zampaglione, poi, garantiscono ulteriore affidabilità in un campionato lungo e difficile come quello di serie D.
Si gioca ancora a porte chiuse, dal momento che il San Filippo non soddisfa ancora le condizioni di sicurezza richieste dalla Federazione. Questo, infine, il probabile undici giallorosso: Esposito, Di Renzo, Cannistraro, Marino, Bercella, D'Ambrosio, D'Angelo, Marzocchi, De Sena, Cocuzza, Biondo.
Si parte così
Il programma della prima giornata.
Acireale-Hinterreggio
Casertana-Atletico Nola Ebolitana-Noto
Mazara-Turris
Messina-Valle Grecanica
Modica-Sambiase
Nissa-Interpiana
Rossanese-Marsala
Sapri-Forza e Coraggio.

[03-09-10]   Acr Messina, Di Napoli saluta «Non rientro più nei progetti»

La squadra prepara il debutto contro la Valle Grecanica
Di certo non si aspettava questo finale. "Ostaggio" del Messina se non prima sarà svincolato attraverso il rilascio del "32 bis" necessario, tra i dilettanti, per cambiare squadra. Arturo Di Napoli si allontana da Messina. Amareggiato. Deluso dal "fallimento" dell'operazione Pieroni da lui sponsorizzata. Ignorato dalla nuova proprietà che non lo ha coinvolto nel progetto.
– Arturo, le valigie sono pronte?
«Quasi. Ma prima di lasciare Messina ho bisogno dello svincolo. L'ho chiesto proprio ieri (mercoledì per chi legge, ndr) al direttore Magi, spero di non aspettare troppo tempo perché entro il 15 settembre ho tempo, provenendo dalla D, di accasarmi in Lega Pro».
– Non ti è stato proposto un contratto?
«No, Magi mi ha solo fatto capire che non rientro nei loro programmi. Nulla da dire. Le offerte non mi mancano e io ho ancora voglia di giocare a calcio».
– Lo continuerai a fare lontano da Messina nonostante lo scorso anno sposasti il progetto Acr lasciando la B e scendendo tra i dilettanti. Pentito di quella scelta?
«Assolutamente no. L'anno scorso credevo nel progetto e l'ho fatto per il grande amore che mi lega alla città. Messina ha un posto importante nel mio cuore e ho fatto il massimo per tirarla fuori dalla secche della serie D. Ma venti gol e tanti sacrifici non sono bastati per cullare il sogno di riportarla tra i professionisti».
– Da capitano a sponsor di un gruppo imprenditoriale che ha cercato, invano, di rilevare il titolo dell'Acr.
«Ci ho messo la faccia, come sempre. Posso solo dire che era una cordata affidabile e che aveva grandi progetti per rilanciare il calcio messinese».
– E allora perché è sfumato tutto sul più bello?
«Perché difficoltà su più aspetti non lo hanno permesso. Gli esperti contabili del gruppo avevano letto le carte ma i conti non coincidevano con quelli della proprietà. E in questi casi devi essere certo di quello che acquisti. Soprattutto quando sul tavolo "ballano" tanti soldi».
– Ora Di Napoli che farà?
«Spero di svincolarmi presto dall'Acr (potrebbe adire le vie legali anche per una vicenda di stipendi arretrati, ndr) e trovare una sistemazione in Lega Pro. Le offerte non mi mancano (Reggiana, Atletico Roma e Pro Patria, ndr), mi peserà il fatto di lasciare la città».
– Ai tifosi cosa vuoi dire?
«Che li porterò per sempre nel mio cuore. A Messina lascio tanto: ricordi, emozioni forti, momenti belli e brutti. E l'affetto della gente. Solo con il calore di una piazza unica abbiamo potuto, negli anni scorsi, raggiungere risultati importanti».
– A conclusione di questa annata deludente sotto il profilo dei risultati ti sei sentito tradito da qualcuno?
«Da più di uno. Persone che non hanno voluto il bene di Messina. Ma non voglio fare polemica. Piuttosto faccio un "in bocca al lupo" alla nuova proprietà perché Messina non merita di subire altre umiliazioni».
– Conosci Santarelli?
«No, ma spero sia la persona giusta per il rilancio del club».
La nuova squadra, intanto, prepara il debutto in campionato con la Valle Grecanica. Ieri i giallorossi di Domenicali hanno disputato una partitella al S. Filippo. Il neo tecnico sta valutando molti elementi in vista di un possibile tesseramento.
fonte:gazzettadelsud

[01-09-10]   L'Acr Messina volta pagina Tra i nuovi c'è anche Perna

Domenicali ieri ha diretto il primo allenamento
L'inizio di una nuova avventura. Nella speranza di voltare definitivamente Ieri pomeriggio prime fatiche per la nuova Acr Messina targata Piero Santarelli. Appuntamento sul campo di Santa Margherita dove il tecnico Manuele Domenicali ha diretto la prima seduta di allenamento. Una ventina i giocatori presenti. Soprattutto giovani ed elementi in prova pronti per essere messi sotto contratto dopo l'ok dell'allenatore.
Rispetto all'anno scorso si sono rivisti i giovani Francesco Cardia, Maurizio Dall'Oglio, Christian D'Angelo e Santino Biondo – gli ultimi due elementi preziosi perché faranno parte del parco under – e Gioacchino Giardina, quest'ultimo in attesa di trovare l'accordo con la nuova società dopo aver effettuato la preparazione con una formazione di Barcellona.
Tra i "reduci" del ritiro estivo di Trevi anche il centrocampista Emanuele Marzocchi e l'attaccante Carmine De Sena. Nella nuova squadra affidata all'ex catanzarese Domenicali anche elementi che negli ultimi mesi hanno fatto la spola tra quarta e quinta serie: come il difensore Antonio D'Ambrosio, 28 anni, ex Colligiana e Sangiovannese, i centrocampisti Savio Sorrentino, 22 anni, un passato nelle giovanili del Siena, e Domenico Marino, 26 anni, ex Pisa e Ternana, e Salvatore Cocuzza, 23 anni, ex Sant'Antonio Abate e nell'ultima stagione nell'Igea Virtus, e l'esperto attaccante Massimo Perna, 30 anni, ex Ravenna, Giugliano e Ternana, reduce da venti gol (12 nell'ultima stagione, otto in quella precedente) in Seconda Divisione nelle file dell'Aversa Normanna che dovrebbe firmare nelle prossime ore, e la punta Alessandro Venuti, protagoniste nelle ultime quattro stagioni con la maglia del Milazzo. Ne servono, ovviamente, tanti altri ma la nuova società una prima base l'ha già portata in riva allo Stretto in vista dell'imminente debutto in campionato con i reggini della Valle Grecanica. Porte aperte, infine, per Arturo Di Napoli; è prevedibile a giorni un contatto tra le parti per vedere se ci sono i presupposti di un "matrimonio".
Ieri, al primo giorno con la nuova proprietà al timone del club giallorosso, a rappresentare la società di Piero Santarelli il solo dirigente Gianni Magi che in mattinata si è subito messo in moto con le Istituzioni per risolvere la questione-stadio: non solo la concomitanza con il Milazzo ma anche la speranza di aprire lo stadio San Filippo ai tifosi. Ecco, i tifosi. Per il momento clima tiepido e attesa per vedere i primi passi ufficiali della nuova proprietà. Nei prossimi giorni, dopo la presentazione dei programmi, si dovrebbe avere qualche certezza in più.
fonte:gazzettadelsud

[30-08-10]   Acr Messina, la farsa sta per finire

L'imprenditore Santarelli pronto a rilevare il club. Allertati tecnico e giocatori
L'agonia sta per finire. Almeno si spera. Il "malato" Acr Messina nelle prossime ore conoscerà il suo destino. O si troverà l'antidoto a una malattia che dura da troppo tempo – leggasi cessione della società – oppure il quadro clinico peggiorerà sempre di più. Ormai è solo una questione di ore. Domani, come annunciato dalla società, o addirittura anche oggi, dovrebbe essere il giorno del passaggio delle quote all'imprenditore romano Piero Santarelli. I segnali che arrivano lasciano intuire che l'affare sia già fatto anche se con questa proprietà i colpi di scena sono sempre dietro l'angolo e sarebbe un errore grossolano dare qualcosa per scontato.
L'Acr Messina è vicino alla cessione ma nessuno, in città, è convinto che sia un passo verso la svolta sperata. Nelle prossime ore a Roma, nello studio di un notaio, si dovrebbe formalizzare il passaggio di quote e archiviare una vicenda che ha stancato proprio tutti. Se non ci saranno sorprese la società giallorossa passerà nelle mani di Piero Santarelli, imprenditore romano a capo della Fincassia – un'azienda che gestisce prestiti, fidejussioni e finanziamenti ipotecari – ma che nel mondo del calcio ha sempre trovato le porte chiuse. Soprattutto negli ultimi mesi. Santarelli, infatti, prima di avvicinarsi al Messina aveva provato, invano, la scalata a club di serie B (Modena) e Lega Pro (Foggia, Reggiana, Ravenna, Perugia e Arezzo, questi ultimi due club prima del fallimento, ndr), tentativi andati in fumo proprio sul più bello. Vorrà dire pur sempre qualcosa.
Ora la situazione è ben avviata: c'è la disponibilità della parte venditrice e già un accordo raggiunto sulla cifra da investire per rilanciare l'Acr. Sulla carta tutto bello ma le ultime esperienze autorizzano ad andarci piano anche perché basta poco, davvero poco, per mandare in fumo l'intera operazione.
Santarelli, nonostante lo scetticismo che circola attorno all'Acr, stavolta vuole andare sino in fondo tant'è che avrebbe già incaricato un dirigente di sua fiducia per l'organizzazione della nuova squadra individuando anche l'allenatore (Manuele Domenicali, tecnico con buoni trascorsi nella vecchia serie C; ha allenato anche Gela, Portogruaro e Catanzaro, ndr) pronto, già domenica prossima, a guidare la nuova squadra – se fosse così nelle prossime ore dovrebbero arrivare in città diversi calciatori – al debutto in campionato contro la Valle Grecanica al San Filippo.
Uno scenario già visto e rivisto ma stavolta siamo davvero agli sgoccioli di una "partita" che ha visto tanti sconfitti e nessun vincitore.
fonte:gazzettadelsud

[25-08-10]   Acr Messina, trecentomila motivi per dire sì

Somma da depositare da un notaio a garanzia di eventuali debiti. Ma la proprietà vuol veramente vendere?
Fuori i secondi, non è più tempo di schermaglie o di fantomatiche cordate: Fateci un bel... nodo. L'unica verità è che a dieci giorni dall'inizio del campionato di serie D, l'Acr Messina non dispone di un organico, di uno staff tecnico, di uno staff medico e di alcun altro elemento che possa avvicinarla lontanamente a una squadra ai nastri di partenza della stagione agonistica. Chi non vuol sentire è perché è sordo oppure non ha interessi a salvare il salvabile: il tempo degli inganni è abbondantemente finito e la possibilità che si assista a una scomparsa "assistita" del titolo è abbastanza concreta. L'esempio dell'Igea Virtus è tutt'altro che casuale. La prospettiva di affrontare il torneo con un gruppo di ragazzi fino alla naturale consunzione è dietro l'angolo: non c'è alcun salvatore della patria pronto a venire in soccorso di un sodalizio alla deriva e vicino all'autodistruzione.
Malgrado questo quadro allarmante, si continua a millantare trattative, a lanciare messaggi di chiusura, a sfoggiare una serenità che non ha alcun senso di esistere. L'Acr sta "morendo" e l'ultima àncora lanciata dal Città di Messina rischia di essere ignorata per oscuri motivi. I dirigenti del neonato club peloritano, infatti, hanno deciso – sia pure forzando tempi e programmi – di investire subito circa trecentomila euro da consegnare a uno studio notarile a garanzia di eventuali debiti che dovessero presentarsi nell'acquisizione delle quote societarie. Un'offerta concreta e razionale che "stride" però con tutti i proclami e le richieste fuori mercato che continuano a viaggiare nelle chiacchiere da bar e a "navigare" on line.
Per fortuna, alle favolette non crede più nessuno, ma c'è poco da stare allegri perché l'umiliante bagno di vergogna di domenica scorsa consegna – nolenti o volenti – l'immagine di Messina calcistica al ludibrio generale. Roba da far arrossire anche i più disincantati sportivi, figuriamoci i tifosi più appassionati. Ecco perché urge una svolta in tempi brevi: o si creano i presupposti per una trattativa-lampo tra Città e Acr oppure si depongano definitivamente le armi e si consideri l'esistenza in città di una sola società a cui dedicare fiducia e passione.
Anche perché, se dovesse resistere il netto diniego a qualsiasi tentativo di mediazione – anche il ruolo dell'advisor appare contraddittorio – il sospetto che l'attuale proprietà dell'Acr non voglia davvero vendere è più che fondato. E che poi non lo voglia fare assolutamente ai dirigenti del "Città" è un altro "tarlo" che continua a rodere il cervello di tante persone di buon senso. Già, il buon senso: il grande assente in questa assurda e stancante vicenda. Entro questa settimana, comunque, tireremo le somme e la gente giallorossa potrà sapere per lo meno chi seguire e, soprattutto, chi non stare più ad ascoltare.
fonte:gazzettadelsud     foto:Elio Conti Nibali

[24-08-10]   Dal mancato ripescaggio in Lega Pro all'umiliante disfatta in Coppa Italia

Un'estate a sperare. Cibandosi d'illusioni prima di essere travolti da quelle umiliazioni che da queste parti ormai, in campo calcistico, hanno messo le tende. Per gli sportivi messinesi la stagione più calda è stata vissuta aspettando quella svolta che non c'è mai stata. O meglio, a Messina ci si è mossi ma in altri lidi – quelli d'Eccellenza – perché il calcio giallorosso di quinta serie è prigioniero di un titolo rimasto ancora invenduto. I motivi? Tanti e ormai noti a tutti.
Negli ultimi due mesi in casa Acr è successo di tutto. Tanti gli schiaffi subiti da una città reduce da due anni di mortificazioni calcistiche. Eppure si partiva con propositi ambiziosi dopo il disastroso scorso campionato concluso con una salvezza raggiunta a fatica all'ultima giornata. Il 26 giugno la società riparte con un nuovo organigramma (se ne va Di Lullo, Di Mascio presidente) decisa a voltare pagina. I programmi sono «ambiziosi» ma i tifosi restano alla finestra aspettando quei fatti ancora attesi. A fine mese c'è un primo contatto con il Città di Messina ma non se ne fa nulla: i dirigenti non hanno intenzione di cedere l'intero pacchetto dell'Acr manifestando l'intenzione di andare avanti da soli. Così conduce un'ambiziosa campagna acquisti affidando la panchina a Ezio Capuano, uno che in D non può allenare «perché di recente ho allenato solo tra i professionisti e la realtà dei dilettanti non la conosco». Chiaro il progetto: costruire una squadra per la Seconda sperando di acciuffare i Pro attraverso il ripescaggio. Così la squadra lavora fiduciosa in ritiro ma l'autogol è proprio della società che il 23 luglio non presenta la domanda per la Seconda Divisione perché «la documentazione dello stadio era incompleta». Ma per più di qualcuno è la conferma di un progetto inaffidabile. La società chiede al Comune il rilascio di una convenzione per lo stadio sperando nella proroga dei termini.
Tutto inutile perché il 4 agosto la Figc, giustamente, va avanti per la propria strada ripescando i club in regola e gelando le speranze dei dirigenti peloritani. Inizia la smobilitazione tecnica (allenatore e giocatori via) e il giorno dopo i dirigenti nominano un advisor mettendo ufficialmente in vendita la società. Si fa sotto un gruppo, rappresentato dall'attaccante Arturo Di Napoli che, dopo aver letto le carte, presenta un'offerta di 400 mila euro. Ma si muove anche il Città di Messina che s'incontra con l'advisor senza cavare un ragno dal buco: i libri contabili restano un miraggio per i dirigenti del club di Eccellenza.
Il 10 agosto la rottura definitiva Acr-Città mentre viene accettata l'offerta della cordata Di Napoli della quale fa parte anche l'ex diesse della storica Acr, Ermanno Pieroni. Tutto fatto? Neanche per sogno. Di Mascio saluta ma il gruppo interessato, dopo aver letto bene i bilanci, prende troppo tempo senza concludere l'affare. La farsa continua perché la società sostiene di trattare con un altro gruppo romano cercando, nel frattempo, di acquisire le quote della Casertana. Nel giro entra anche l'imprenditore romano Di Stanislao ma la situazione non muta. Così arriva il primo impegno ufficiale. Al San Filippo, ma a porte chiuse perché la società (quale?) non si è munita di licenza di pubblica sicurezza. In campo ci vanno i ragazzini: ed è umiliante 0-6 in Coppa Italia con la Valle Grecanica. Basta e avanza ma l'estate delle figuracce, ahinoi, non è ancora finita.
fonte:gazzettadelsud

[23-08-10]   Acr Messina, un'altra pagina da dimenticare

Acr Messina 0 Valle Grecanica 6

Marcatori: 6' pt Niscemi, 24' Tiscione, 25' Niscemi, 42' Zampaglione, 23' st Zampaglione, 42' Niscemi.
Acr Messina: Sergi 6 (34' st Messina 6), Costanzo 6, Suria 6 (37' st Costa sv), Dall'Oglio 6, Angrisani 6, Cucè 6, Marino 6, Cardia 6, D'Angelo 6, Biondo 6 (18' st Volta 6), Nizzari 6. All.: Cirino.
Valle Grecanica: Volturo sv, Aguglia 6, Oliva 6 (1' st Vazzana 6), Carrato 6,5, Pascuccio 6 (16' st Aloi 6), Taverniti 6, Zampaglione 6,5, Mazzei 6 (1' st Cordiano 6), Tiscione 6,5, Niscemi 6,5, Borghetto 6. All.: Iannì. Arbitro; Ferrara di Palermo 6. Note: gara giocata a porte chiuse. Ammoniti: Cucè, Aguglia e Costanzo. Angoli 4-4. Recupero 0' e 0'.
messina. "Semplicemente vergogna". Uno striscione 2x2 campeggia di fronte l'entrata principale dello stadio San Filippo. L'hanno lasciato poco prima del fischio d'inizio del palermitano Ferrara i tifosi giallorossi, circa un ventina, prima di raggiungere la collinetta e assistere alla partita di Coppa Italia che ha visto la Valle Grecanica, matricola del prossimo campionato di serie D, fare un sol boccone dei volenterosi giovani dell'Acr.
"Semplicemente vergogna": il messaggio in due parole di chi si sente tradito per l'ennesima volta è rivolto all'attuale proprietà che in un anno e mezzo di gestione ha fatto più danni della grandine non acciuffando la possibilità di rilancio attraverso il ripescaggio e lasciando decadere – con una politica di cessione delle quote poco trasparente – un calcio giallorosso di quinta serie oggi senza prospettive. Ma un messaggio anche rivolto a chi, negli ultimi giorni, ha cercato di acquistare la società più con le parole che con i fatti. Tutti, chi più chi meno, hanno una parte di responsabilità e quanto andato in onda ieri rappresenta una delle pagine più umilianti della storia calcistica giallorossa.
Probabilmente era meglio anche rinunciare alla Coppa Italia – ma non per le casse societarie visto che sarebbe arrivata una multa – aspettando l'evolversi della situazione piuttosto che mettere in difficoltà un gruppo di ragazzi (quattordici in distinta tra i quali un quindicenne tra i pali!, ndr) che si è dannato l'anima senza evitare un passivo pesante.
Sei a zero in casa, infatti, è una delle sconfitte più pesanti per una squadra che porta il nome di Messina ma non è il caso di consultare gli archivi: quella di ieri è stata una domenica da dimenticare al più presto per il calcio messinese. Il futuro è sempre più nero se nelle prossime ore non accadrà nulla.
La partita? Ha poco senso. Da un lato una banda di ragazzini dotati di buona volontà ma privi di un'adeguata preparazione; dall'altra una squadra già pronta a recitare un ruolo importante in serie D. Sei gol per la Valle Grecanica e potevano essere anche di più. Zero per i giovanotti di Cirino che forse il gol della bandiera, alla fine, lo meritavano. Si scatena Niscemi, ex giallorosso come Oliva e Taverniti, che realizza una tripletta e colpisce anche un legno; in evidenza anche Zampaglione (doppietta) e Tiscione.
Il primo gol dei reggini arriva dopo 6 minuti: perfetto cross dalla destra di Tiscione per la testa di Niscemi che non sbaglia. I giovani peloritani tentano di tenere il campo e di affacciarsi timidamente dalle parti di Volturo tanto da sfiorare il pari al 9' con Marino che, tutto solo, spara sulle gambe del portiere calabrese. Al 24' la squadra di Iannì raddoppia: perfetta punizione dai diciotto metri di Tiscione che fa secco il quindicenne Sergi. Passa poco e la Valle Grecanica fa tris: Niscemi entra in area e con un rasoterra preciso trova l'angolino più lontano.
La gara non ha più storia. C'è tempo per il quarto gol reggino con Zampaglione sul filo del fuorigioco, poi nella ripresa qualche cambio e il caldo che prende il sopravvento. I reggini rallentano, l'Acr sfiora il gol della bandiera due volte con capitan Cardia prima di alzare bandiera bianca in altre di fronte a Niscemi e Zampaglione. Il pomeriggio più nero del calcio giallorosso finisce qui. Ma non è finita perché il futuro dell'Acr è sempre più appeso a un filo.
fonte:gazzettadelsud

[02-08-10]   Il Messina si affaccia alla settimana dei rimpianti

Doveva essere la settimana della "rinascita" giallorossa. Sarà, a meno di clamorosi colpi di scena, quella dei rimpianti. Quella che comincia oggi è la settimana della verità per tante squadre che aspirano al ripescaggio in Lega Pro. Tra queste non ci sarà il Messina. Il passo indietro compiuto sul più bello dalla società peloritana, che al 23 luglio non ha presentato la domanda, si rivelerà decisivo. Non saranno riaperti i termini per presentare la domanda di ripescaggio nonostante gli organici non siano stati completati. A meno di ripensamenti dell'ultima ora passa la linea rigida della Lega Pro che pare abbia convinto anche i vertici federali: riduzione delle squadre in Seconda Divisione che dovrebbero passare da 54 a 49. Cinque in meno con tanto di rammarico per chi non è riuscito a sfruttare la ghiotta occasione. Manca ancora l'ufficialità che arriverà solo nella giornata di mercoledì. Ma il più è stato fatto. Chi si è presentato a Roma con documenti e fidejussioni è in una botte di ferro. Per altri solo rimpianti.
A Trevi il Messina prosegue la preparazione e manifesta ottimismo per quanto succederà mercoledì durante il Consiglio Federale. Ma in fondo anche in Umbria sanno bene che il discorso è pressoché chiuso. Dura allenarsi sapendo che la speranza è svanita sul più bello e la realtà parla di un campionato di serie D da vincere perché il professionismo va conquistato sul campo. E, alla luce degli eventi che stanno per maturare, bisognerà vedere quale Messina si presenterà ai nastri di partenza del prossimo campionato di quinta serie.
Una fetta ha già lasciato il ritiro di Trevi, un'altra abbondante è pronta non appena il Consiglio Federale si pronuncerà sui ripescaggi. La situazione non è delle migliori ma all'interno del gruppo si cerca di stringere i denti almeno fino a quando le notizie saranno ufficiali. Il tecnico Capuano e il direttore generale Ciccarone fanno da scudo a un gruppo che cerca di isolarsi per portare a termine una preparazione iniziata una decina di giorni fa. Le somme saranno tirate nei prossimi giorni e il compito più arduo ce l'avrà la società che potrebbe rivedere le proprie strategie ridisegnando un organico adatto alla serie D.
Non è, tuttavia, un buon sintomo la sconfitta con lo Sporting Terni. Mancavano alcune pedine – i difensori Astarita e De Pascale; il primo per problemi muscolari, l'altro soffre di una tendinite, anche se i "maligni" sospettano dell'altro – ma è evidente che lo stato d'animo dei giocatori incida anche sul campo.
Anche perché molte squadre di Lega Pro hanno messo gli occhi su alcuni giocatori che faticano nel ritiro di Trevi e le chiamate dal professionismo certo, per chi attualmente si trova in serie D, fanno sempre un bell'effetto.
Domani la squadra di Ezio Capuano – ancora per tre giorni al timone dei giallorossi? – sosterrà la quarta amichevole stagionale. La truppa peloritana si sposterà nella vicina Cascia dove ad attendere D'Angelo e soci ci sarà il Matera, a un passo dal ripescaggio in Lega Pro. Un test più utile ai lucani che ai giallorossi che, invece, attendono con ansia la giornata di dopodomani prima di disegnare il loro futuro.
fonte:gazzettadelsud

[30-07-10]   Messina, ora la baracca scricchiola Cecere e Fernandez lasciano il ritiro

La baracca scricchiola, qualcuno comincia già a scappare. In casa Messina le delusioni iniziano a prendere il posto delle illusioni. La speranza di acciuffare in extremis il ripescaggio in Seconda Divisione si fa sempre più flebile e qualcuno del gruppo allenato a Trevi da Eziolino Capuano ha già salutato perché stanco di allenarsi in una situazione di assoluta incertezza.
Della squadra che ha iniziato dieci giorni fa il ritiro umbro non ci sono più cinque pedine. Al centrocampista ex Real Marcianise Gaetano Poziello, richiesto da club di Prima Divisione, ieri mattina si sono aggiunti altri quattro giocatori: il portiere Mimmo Cecere, i difensori Antonio Mariano Fernandez e Antonio Stelitano, e l'attaccante Simone Quintieri. Quattro dei cinque che hanno deciso di non continuare l'avventura in giallorosso erano aggregati al gruppo in attesa del ripescaggio; solo l'ex igeano Stelitano aveva un accordo scritto con la società peloritana. Mentre il solo Quintieri ha preso parte all'amichevole, la seconda stagionale, che il Messina ha disputato l'altroieri e pareggiato con una rappresentativa dilettantistica umbra.
La squadra giallorossa perde pezzi e all'orizzonte si potrebbero registrare nuove partenze. Le richieste non mancano per altri giocatori del Messina. Basti pensare che gente come Chiavaro, De Pascale, Astarita e i senza contratto Della Ventura, Russo, Marzocchi e Pignatta, tutti elementi con buoni trascorsi in serie C, hanno più di un'offerta dalla Seconda Divisione. Loro sì che potrebbero tornare a giocare tra i professionisti senza attendere alcun "regalo". Il rischio di restare senza squadra, in pieno periodo di mercato, è alto per i giocatori e la pazienza è quasi arrivata al capolinea. Comprensibile, dunque, lo stato d'animo di chi aveva deciso di dare fiducia al club e che invece, dopo poco più di una settimana, ha già le valigie pronte perché il progetto Messina è quasi naufragato. Il tecnico Capuano tenta ancora di tenere unito il gruppo ma non è facile con un ripescaggio sempre più lontano e un futuro sempre più incerto.
La situazione precipita e l'idea di partecipare, come ha deciso il campo, a un nuovo torneo di D rischia di sgretolare quella che, nei sogni dei dirigenti peloritani, era la squadra che avrebbe dovuto prendere parte al campionato di quarta serie. Chissà chi aspetterà sino al 4 agosto, giorno in cui il Consiglio federale si pronuncerà sui ripescaggi, ma la sensazione è che già i dirigenti stiano pensando a un Messina per la serie D.
fonte:gazzettadelsud

[26-07-10]    Il Messina spera ancora e fa cinquina nel test

Niente rassegnazione, ancora una flebile speranza. È quella a cui si aggrappano i dirigenti peloritani che sperano ancora nel ripescaggio in Seconda divisione. Si apre oggi una settimana importante per le future sorti del club giallorosso che non si arrende all'idea di restare tra i dilettanti. Nonostante il passo indietro dei giorni scorsi – leggasi mancata presentazione della domanda per la Seconda per la mancanza di un documento sullo stadio – in casa giallorossa si continua a pensare positivo e si chiede aiuto a Palazzo Zanca. Ore cruciali per l'Acr che punta su un'accoppiata: la riapertura dei termini per presentare domanda di ripescaggio e l'accordo con Palazzo Zanca per la stipula di un contratto di gestione del San Filippo. Oggi la Figc si pronuncerà se riaprire o no (c'è l'ipotesi di ridurre il numero delle squadre in Lega Pro anticipando la riforma dei campionati, ndr) i termini per ambire al ripescaggio. Il Messina, in caso di risposta positiva da via Allegri, presenterebbe ugualmente la domanda – con tanto di assegni e fidejussione necessaria per 627 mila euro complessivi – anche senza il possesso del documento dello stadio necessario per completare la pratica. Un tentativo estremo senza illudere più di tanto una tifoseria già troppo mortificata dai recenti eventi.
Il tecnico Capuano, intanto, non perde la speranza e si appella alla classe politica: «L'amministrazione comunale – ha detto – non ha ancora provveduto e non intende provvedere al rilascio del documento indispensabile per poter presentare istanza di ripescaggio, nel caso in cui saranno riaperti i termini. Il sindaco deve comprendere che la squadra è un patrimonio della città e non si può perdere questa grande occasione per riportare il Messina tra i professionisti. Il presidente domani (oggi, ndr) consegnerà gli assegni circolari e le fidejussioni al direttore generale, Antonio Ciccarone, il quale assieme all'avvocato Edoardo Chiacchio si recherà in Federazione per depositare, eventualmente, l'istanza di ripescaggio. Mi rivolgo alla sensibilità e all'intelligenza del primo cittadino affinché fra amministrazione comunale e società possano cessare questi screzi, perché Messina non può giocare nell'immondizia dei campionati dilettanti».
Amichevole. Ieri primo test per i giallorossi, in ritiro a Trevi, che hanno superato per 5-1 i dilettanti del Borgo Trevi. Il primo gol della stagione l'ha firmato al 25'Scavone in seguito a una mischia in area di rigore. Il raddoppio al 42' con il difensore Chiavaro, che di testa ha appoggiato in rete un cross di Martinelli. Sul finire di tempo pregevole conclusione del centrocampista Toscano per il tris. Nel secondo tempo mister Capuano cambia l'undici di partenza. Il quarto gol porta la firma di Quintieri, che insacca appena dentro l'area di rigore. Il Borgo Trevi accorcia con Andreu, che in contropiede supera il portiere con un pallonetto. La risposta del Messina giunge un minuto dopo con l'argentino Pignatta che bagna il suo esordio in giallorosso (è stato aggregato in attesa di firmare il contratto) con un sinistro da dentro l'area.
Questo il primo Messina di Capuano: Cecere, Chiavaro, Astarita, Fernandez, Martinelli, Russo, Nigro, Toscano, Della Ventura, Scavone, De Sena (23' pt Quintieri). Nella ripresa sono entrati Lauro, De Pascale, Monforte, Sturiale, Licari, Marzocchi, Pupino, Stelitano, D'Angelo), Biondo e Pignatta.
fonte:gazzettadelsud

[12-07-10]  Sale a 17 il numero dei club bocciati. Da Macalli l'ipotesi dello stop ai ripescaggi

Arezzo, Marcianise, Legnano, Alghero, Cassino, Manfredonia, Olbia, Potenza e Pro Vasto non hanno presentato ricorso. E in questi giorni la Covisoc esaminerà le domande delle altre: il dato dello non iscritte potrebbe ulteriormente crescere. E dal presidente di Lega Pro emerge la possibilità di un clamoroso cambio in corsa.
A Gallipoli, Mantova, Rimini, Perugia, Itala San Marco, Monopoli, Pescina e Scafatese si sono aggiunte Arezzo, Marcianise, Legnano, Alghero, Cassino, Manfredonia, Olbia, Potenza e Pro Vasto che non hanno presentato ricorso contro la prima bocciatura della Covisoc. E' salito dunque a 17 il numero delle non iscritte. Un dato, già allarmante, destinato ad assumere proporzioni ancora più inquietanti. A Cassino, particolarmente duro il commento del presidente Clodomiro Murolo: "E' un momento di grande tristezza: si è perso, nell'indifferenza quasi generale, un qualcosa di inestimabile. Mai avrei voluto né immaginato che questa avventura potesse finire così: è forse la pagina più nera nella storia sportiva di Cassino e mi turba la certezza che si sia arrivati a questo punto per mancanza di volontà da parte di chi avrebbe potuto dare una mano risolutiva e non l'ha fatto".
Con il fiato sospeso restano adesso in tante (su tutte l'Ancona che potrebbe perdere la Serie B) in attesa del Consiglio Federale di venerdì prossimo. Le posizioni più delicate sembrano quelle di Salernitana, Cavese, Figline, Sangiustese e Villacidrese. Alla finestra i club che sognano un ripescaggio. C'è tempo sino al 23 luglio per presentare la domanda.
Il presidente di Lega Pro, Mario Macalli, in una lunga intervista rilasciata qualche giorno fa a Flavio Grisoli di Professionecalcio.net ha però avanzato anche l'ipotesi di non attuare i ripescaggi. "Non sono novità, si sapeva. Non sono mica preso alla sprovvista, i nomi sono stati sempre questi. Quindi adesso non so. Era prevedibile. Certo ce ne sono anche altre che hanno fatto stupidaggini ma io non capisco, chi non ha gli impianti a norma non può giocare nel professionismo. Abbiamo dato la possibilità a chi non ha gli stadi adatti di trovare un impianto alternativo nella provincia, ma niente". "Abbiamo fuori delle società - prosegue Macalli - perché non hanno mandato dei moduli! Dei moduli, capito? Dei fogli di carta! Poi vedo che queste società vanno a comprare giocatori, allenatori. Ma che comprino un segretario! O se ce l'hanno, lo licenzino in tronco, subito! Ma che razza di squadre sono queste? Non c'è più professionalità".
Ipotesi Lega Pro 2010/2011 con dei gironi con meno di 18 squadre? "Vista la situazione, non credo che ci saranno ripescaggi. Quelle che sono rientrate all'ultimo momento, all'ultimo minuto con la fideiussione in bocca, partiranno senza avere un euro in tasca. È scandaloso, sicuramente si pesterà più con le sanzioni, ma si vivranno tante situazioni come quelle dello scorso anno. E il prossimo anno il doppio".
"Sono molto demoralizzato, perché aver dato una vita per poi tirare le righe sulle società. È il sistema che va cambiato: solo un folle può pensare che con uno stadio da 400 posti si può fare professionismo. È chiaro che le fideiussioni non bastano - dice Macalli - perché poi noi sappiamo che una società incassa 60-70mila euro dallo stadio, ed è già scandaloso. Poi, sappiamo quanto incassano dagli sponsor, e naturalmente quanto prendono dalla Lega. Ma il resto, da dove lo prendono? Mi rispondono che sono soldi loro, ma lo dimostrino. Poi vedo collette, devoluzioni comunali, assessori che mettono soldi, non capisco perché non si sia mosso ancora qualche magistrato. E poi ci sono ancora le fideiussioni false".
fonte: messinasportiva   foto:(M. Macalli)

[30-05-10]  L'ULTIMO CORO PER IL PRESIDENTE

Il tributo di chi ha condiviso la sua passione e la fede nei colori giallorossi

«Amico di tantissimi amici». Così viene ricordato nel giorno dell'ultimo addio Emanuele Aliotta, «compare, ragioniere, presidente». E sono davvero tanti, tantissimi gli amici che hanno voluto salutarlo. Emanuele li ha lasciati, ci ha lasciati nella notte tra giovedì e venerdì, ha lasciato la sua famiglia, la sua gioielleria, la sua città. E ieri la sua città ha voluto dargli un tributo sincero, spontaneo: non poteva che essere stracolma la Cattedrale per il funerale di un uomo che, lungo i suoi 71 anni di vita, è riuscito a diventare un pezzo di storia di Messina.
Chi semina raccoglie, è sempre così. Di passione ne ha seminata tanta, nella sua vita, e ieri ne ha raccolto i frutti, sotto la forma di un amore che gli è giunto non solo dai familiari, dalle autorità cittadine di oggi e di ieri, non solo dagli amici stretti, da chi con lui ha lavorato, ha trascorso notti indimenticabili al tavolo da gioco, da chi con lui ha condiviso il fumo di un buon vecchio sigaro. Ieri a versare lacrime per il «compare, il ragioniere, il presidente» c'erano anche ragazzini di nemmeno diciotto anni, persone che con Aliotta magari non hanno mai scambiato nemmeno una parola. E questo significa tanto, dice tutto di cosa ha rappresentato Emanuele Aliotta per questa città. Questi momenti a volte rischiano di venir invasi dalla retorica, è sempre facile dir bene di un uomo quando non c'è più, ma sarebbe stato molto più difficile, c'è da starne certi, trovare qualcuno in grado di dir male quando lui era in vita.
«Un grande uomo, un grande padre, un grande marito», lo ricorda la famiglia nel messaggio letto con struggente poetica alla fine del funerale. «Ciao, nonnino», lo saluta Lilly, la nitotina che porta il nome della figlia che ha lasciato il "ragioniere" troppo presto, appena 22enne, e che oggi ritroverà per non lasciarsi più. Nella sua omelia, mons. Oteri non può che ricordare le tante avventure di un uomo che ha vissuto sempre a 100 all'ora, con il freno usato solo in casi estremi.
Una di quelle avventure, quella più "folle", se vogliamo, ha due colori, il giallo e il rosso. I colori di quello che lo stesso sacerdote definisce un "miracolo" compiuto da Aliotta, che ha regalato un sogno a migliaia di bambini, di ragazzi, di adulti, di anziani. "Ciao presidente, continua a sorriderci da lassù", recita l'enorme striscione che hanno esposto a piazza Duomo i tifosi della curva, quelli che cantavano "Aliotta alè alè" quando il "ragioniere" attraversava tutto il prato del "Celeste" a bordo di una cinquecento giallorossa. Un coro che anche ieri è echeggiato a piazza Duomo, per tutta la città, quando la bara del presidente, per volere della famiglia, è stata riportata fuori dal carro funebre e ha fatto un ultimo, ideale, giro di campo. Come quella notte al "Celeste". Il giallo e il rosso. Colori che hanno accompagnato Aliotta anche nel suo ultimo viaggio, colorando la bara al centro della Cattedrale: le sciarpe di mille avventure, una bandiera a scacchi (giallorossa, figurarsi). Una maglia biancoscudata. Poi bastava voltarsi per scrutare i volti delle centinaia di persone che hanno affollato il Duomo. E in tanti hanno riconosciuto l'amico senza nome con cui ci si abbracciava in curva sud al "Celeste", qualche minuto dopo i messaggi perentori lanciati dal presidente attraverso i megafoni dello stadio. Per un giorno il nero del lutto ha lasciato spazio a decine e decine di maglie giallorosse, di questa o di quella annata, l'abbigliamento che in tanti hanno scelto. L'abbigliamento indossato per anni dai Sasà Sullo, dai Leo Criaco, dai Sammy Accursi, dagli Obbedio, dai Milana, dai Carmine Coppola, "eroi" di un Messina che non c'è più e che ieri non potevano mancare. Il "Celeste" è stata la loro casa, la casa dei «tantissimi amici» di Aliotta, la sua casa per tanti, splendidi anni. E celeste sarà anche la sua nuova dimora. La dimora del «compare, ragioniere, presidente».
fonte:gazzettadelsud

[28-05-10]  E' morto il "mitico presidente" Emanuele Aliotta

Fece risorgere il Messina e lo riportò in pochissimi anni dai dilettanti fino alla serie B
La scorsa notte è venuto a mancare Emanuele Aliotta. Il gioiellere messinese sarà sempre ricordato come uno dei presidenti che fecero grande la squadra di calcio del Messina che fu protagonista della storica cavalcata dai dilettanti fino alla serie B. Aliotta era da tempo ammalato e negli ultimi giorni la sua situazione clinica si è aggravata ulteriormente.
Emanuele Aliotta, nella stagione 1997-98 cambiò ragione alla Peloro denominandola F.C. Messina Peloro. L'indimenticato “ragioniere” affidò la squadra al tecnico Ruisi che vinse il campionato e riportò il Messina in serie C2, tra i professionisti. Nella stagione successiva, 1998-99, il Messina iniziò il campionato professionistico in sordina, quasi a metà campionato avvenne la svolta, venne sostituito il tecnico Ruisi con Stefano Cuoghi, la squadra cominciò da questo momento ad ottenere risultati utili che la portarono a ridosso del primo posto.
Sarà la stagione 1999-2000 quella del definitivo riscatto del Messina, esaltante il campionato dei record che portò la squadra a condurre e a stravincere il campionato di serie C2. In serie C1 nella stagione 2000-01 il Messina cambia tecnico, a Cuoghi subentra Paolo Beruatto e dopo un campionato sofferto ma entusiasmante trionfa e ritorna finalmente in serie B dopo 9 anni.
La stagione 2001/02 passerà alla storia come l'ultimo anno calcistico di Emanuele Aliotta alla presidenza dei giallorossi. Il mitico "ragioniere" dopo sette anni di successi e con il merito di aver risollevato dalla polvere le sorti del calcio cittadino, alla vigilia dell'iscrizione al nuovo campionato di serie B 2002/03 cede le sue quote al "Gruppo Franza", già azionista per ill 30%, che diventa di fatto socio maggioritario e pone alla guida della società Pietro Franza. Cosa avvenne dopo, calcisticamente parlando, è storia attualissima e molti tifosi ancora si leccano le ferite e soffrono per la triste fine del calcio messinese.
Adesso con la scomparsa di Emanuele Aliotta è sparito un pezzo di storia calcistica messinese che in tantissimi ricorderanno. Rimarranno indelebili i ricordi dei giorni in cui il mitico presidente prima delle gare prendeva il microfono e dall'interno del prato verde urlava ai tifosi: "Oggi dobbiamo vincere e vinceremo!" Addio grande presidente, sarai sempre nei nostri cuori.
fonte:infomessina